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25 novembre 2009

SU LIBERO: BUTTAFUOCO & CAPPELLANI

Qualche settimana fa Pietrangelo Buttafuoco mi ha detto: «Leggere Libero oggi è come leggere Il Manifesto negli anni Settanta». Nel frattempo lo scrittore Fulvio Abbate mi ha esposto la sua teoria secondo la quale: «Oggi la destra vive il suo ’68». La cosa ha iniziato a interessarmi parecchio. Adesso Pietrangelo, giornalista di Panorama e presidente del Teatro Stabile di Catania, ha messo in cantiere un musical su Silvio Berlusconi. Tutto questo merita almeno una telefonata a Buttafuoco.

«È esatto. Oggi nella destra c’è un clima sessantottino, nel senso migliore del termine. Ma il merito è esclusivamente del Cavaliere. Senza Berlusconi oggi l’Italia sarebbe peggio che ai tempi dell’Austerity, e la destra cupissima. Chi ha vissuto il ’68, e non ha visto realizzarsi i suoi sogni rimanendo a sinistra, mai si sarebbe aspettato che un signore con le sue cravatte di Marinella e la bandana potesse realizzare la “fantasia al potere”. Mentre quelli si sono arroccati nei loro salotti, il Cavaliere passeggiava nei centri commerciali, abitati dall’unica realtà vitale di questo Paese: i consumatori».

C’è una sorta di rovesciamento dei valori. Nel ’68 la sinistra parlava in nome del popolo. Ora invece, per la sinistra, il popolo è diventato “bue”.

«Dirò di più. La sinistra oggi ha ereditato un bigottismo dimenticato chissà come in un angolo persino dalla Chiesa. Il dibattito verte su personaggi che durano il tempo di uno scandalo, ossia un tempo brevissimo, insignificante. Solo in Berlusconi vedo l’energia di contrapporsi a questa pochezza. E tutta la destra farebbe bene a seguirlo. Altrimenti rischia anch’essa di affossarsi in questa tristezza».

La “leggerezza” non è più vista come un valore. Oggi impera la tristezza pensosa, l’ansia, l’angoscia, il livore. Si scambia la serietà con la seriosità.

«Ricordo la meraviglia degli sgargianti anni Ottanta, dove anche gli aerei erano vestiti con le stoffe di Trussardi. Pensa cosa doveva essere la “Milano da bere” quando in un’atmosfera fatata si incontravano insieme personaggi come Carmelo Bene, Ornella Vanoni, Eva Robin’s, Mario Schifano. Un’ariosità che è il contrario delle attuali conventicole che se la cantano e se la suonano. Un’epoca che ha saputo produrre una vera dea, Marina Ripa di Meana, la Carla Bruni di quell’epoca. Craxi aveva la capacità di ricercare l’eccentricità e la genialità. La destra dovrebbe riscoprire questo slancio. Pensa alla Biennale di Venezia di Carlo Ripa di Meana, grazie alla quale per la prima volta il mondo ebbe contezza del tema del dissenso in Unione Sovietica e che mise in grande imbarazzo la sinistra».

Un musical su Berlusconi è una grande responsabilità. Come riuscirai a “superare a sinistra” l’esercito dei comici?

«Innanzitutto questi comici “impegnati” non fanno il loro mestiere di comici. Vanno superati con l’arte della Commedia».

Che, ricordiamolo, era, insieme alla Tragedia, una delle due strade per raccontare il mondo e gli dèi nell’antica Grecia, dove è nata ogni forma di narrazione. Grecia della quale Catania faceva parte.

«Per onorare questa tradizione, che fa geoculturalmente parte della Sicilia orientale, mi rivolgerò ai numeri uno, nella regia, nella musica, nella produzione dei testi. In realtà non è ancora stata prodotta l’“opera” su Berlusconi, nulla di memorabile. È un immenso personaggio pop. Immagina se Andy Warhol fosse vivo cosa avrebbe potuto fare con l’immagine del Cavaliere».

Io, lo sai, lo vedo come un grande personaggio tragico, come “il Cavaliere e la morte” in cui però in qualche maniera è il Cavaliere ad averla vinta. L’unico che poteva essere alla sua altezza era Cacciari, che però è stato divorato e sconfitto dal Leviatano della politica.

«L’immaginario collettivo vede Berlusconi in accappatoio bianco. La rappresentazione tragica, come quella di Moretti, lo avvolge di una cupezza che sbaglia il colpo perché vuole farne, al contrario di te, un personaggio negativo. Ma le persone lo vedono come un’esplosione di gioia. Penso al grande musical, a “Cats”, a “We Will Rock You”».

La Tragedia e la Commedia, la Pop-Art, la Musica, il Balletto, e il Musical, che nasce in America come forma d’arte che potesse essere fruibile anche dalle diverse etnie immigrate che ancora non parlavano perfettamente l’inglese, e ancora il Popolo, la Fantasia, l’Arte che riesce a leggere il presente, erano, nel ’68, temi affrontati dagli intellettuali di sinistra. Se Berlusconi è il migliore interprete dell’attuale società italiana, sbagliare nell’interpretazione di Berlusconi, o addirittura non interpretarlo in nome di un cieco antiberlusconismo, vuol dire sbagliare nell’interpretazione dell’Italia.

Ma per interpretare un fenomeno di questa portata è la politica che deve rivolgersi alle categorie della cultura e dell’arte. Oggi invece, la cultura e l’arte, smettono spesso i loro panni per interpretare la società con le categorie della politica. Pietrangelo Buttafuoco cerca di rovesciare il tavolo della discussione. E con questo si candida a diventare uno dei punti di riferimento di questa destra che da tempo sente l’esigenza di referenti culturali. O uno che sappia spiegare, come merita, che il “berlusconismo”, prima di un movimento politico, è un movimento “spirituale”.


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permalink | inviato da neoreaz il 25/11/2009 alle 11:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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